In questi giorni la Campania è in crisi. Le proteste a Pianura portano alla chiusura della discarica. Scoppiano scontri violentissimi. La camorra, ormai leader incontrastata nel business della gestione dei rifiuti tesse le fila di un disegno complesso ed ignoto a noi poveri cittadini. La Campania è lontana dalla Sardegna, non ci preoccupiamo più di tanto finché… finché non ci mandano una nave contenente 6mila tonnellate di rifiuti, da smaltire in Sardegna. E nascono le proteste.
Ieri sera arriva un messaggio:
PROTESTA : UNISCITI A NOI. APPUNTAMENTO OGGI VENERDI 11 GENNAIO 2008 ORE 23, SCALINATE D BONARIA, SOTTO CASA D SORU. PORTATE TUTTA L’ALIGA CHE RIUSCITE A RIMEDIARE. SIDDU FAEUSU BIRI NOSUSU SI DI PRASCIRI S’ALIGA. NON MANCARE SE AMI LA TUA TERRA. FALLO GIRARE.
Ma anche senz’aliga, ragazzi! Perché la scalinata di Bonaria non è solo una parte del panorama della Villa di Soru. La scalinata di Bonaria è anche mia, è tua, è di tutti i Cagliaritani. Sporcarla con l’immondezza non ha senso…
Vabbè, puliranno… intanto andiamo a vedere, a protestare (pacificamente), a far vedere che non siamo d’accordo. Quali strumenti hanno i cittadini per dire NO alle scelte del governo, locale, regionale o nazionale che sia? La protesta. Certo, durante la protesta non è possibile argomentare niente, ma intanto noi protestiamo, manifestiamo il dissenso, poi ti spieghiamo perché.
Ma dopo quel che è successo ieri, mi sembra inutile spiegarsi. Forse ce lo meritiamo, noi sardi con la S minuscola, di prenderci carico dell’aliga altrui. Forse è vero, se anche gli investitori russi fuggono a gambe levata dalla Costa Smeralda, che la Sardegna è destinata a morire socialmente, in un’anarchia dove una Papedda o un Mantega tirano testate in faccia alla prima illazione (ma lo sapranno cosa vuol dire illazione?). Siamo gaggi, tremendamente gaggi.
Pocos, locos y malunidos, dicevano i conquistatori spagnoli ormeggiati nelle baie di Cagliari, di Alghero, di Tharros.
Ieri sera, ore 23:15, ci avviciniamo a bonaria. La bruma umida della sera nasconde il fumo acre della plastica bruciata, della polvere da sparo dei petardi esplosi, della colonna di vapore che si leva dall’umanità raccolta sotto le scalinate di Bonaria.
Proviamo a salire da viale Bonaria, ma dopo pochi minuti vediamo uno sciame di persone in fuga, lanciate in una folle discesa a zig-zag. Scappiamo anche noi, e realizziamo: la polizia sta caricando, per disperdere una folla incontrollabile.
All’incrocio con via Bottego ci sono dei poliziotti in divisa ordinaria che presidiano l’accesso alle auto. Un ragazzo, spaventato, chiede aiuto: "stanno devastando le macchine in via Bottego, venite". Il poliziotto risponde qualcosa tipo "Cosa vuoi, che ci isoliamo là dentro?" Hanno ragione, li ammazzerebbero. Hanno moglie, figli, e 1500€ di stipendio. E rischiano la vita abbastanza così, non vi sembra?
Decidiamo di andar via. Il malumore è tanto. A testa bassa, noto quel che non avevo notato prima. Qualcuno si è fatto male, probabilmente si è beccato una pietra in testa. Gocce di sangue qua e là, sangue di qualcuno che, molto probabilmente, non voleva che finisse così.