Il Web 2.0 ha portato grandi novità in termini tecnologici, culturali ed ovviamente sociali.
Tecnologicamente parlando, AJAX l’ha fatta da padrone. Grazie soprattutto all’ottima operazione di marketing organizzata dal papà della sigla, Jesse James Garrett. AJAX sta per "Asinchronous Javascript and XML" e si basa su una tecnologia datata 2002 che consente di "aggiungere componenti dinamici alla pagina web" senza doverla ricaricare completamente. Questa innovazione ha cambiato il vecchio modo di pensare "a maschere" (o a form) che governava le interfacce utente fino ad allora concepite, rendendo l’interazione molto più immediata e l’uso delle applicazioni web molto più semplice ed intuitivo.
Culturalmente parlando, credo che Wikipedia (e l’uso di strumenti collaborativi di pubblicazione in generale) abbiano segnato un’inversione di tendenza nella tradizionale catena di produzione e consumo dell’informazione. Il contributo degli utenti produttori di contenuti (che è circa il 2% rispetto al totale degli utilizzatori), ed il feedback degli utenti revisori (un altro 8% circa del totale) ha permesso al restante 90% della popolazione web di usufruire di contenuti quasi sempre attendibili, nelle lingue più diffuse nel mondo. Insomma, il contenuto generato dagli utenti, o UGC – User Generated Content è un elemento importante del Web 2.0. Anche le aziende hanno affrontato un radicale cambiamento nella comunicazione istituzionale, affiancando ai vecchi, noiosissimi siti-vetrina, ricchi di informazioni inutili e quasi sempre poco aggiornate, un’altra novità del web2.0, il blog. Abbreviazione di weblog, altro non è che la trasformazione dell’HTML, in uno strumento intuitivo e facile da usare. Le piattaforme di blogging hanno consentito alla immaginaria "zia mariuccia" di scrivere sul web in maniera semplice senza troppi tecnicismi; e consentono alle aziende o ai professionisti di fornire informazioni sui loro prodotti o il loro mestiere in maniera semplice e diretta. La possibilità di lasciare un commento, inoltre, favorisce il contatto con il cliente/visitatore ed aumenta le possibilità di conclusione di un affare.
Socialmente parlando, si parla di reti di relazioni, e di blogging. Le reti di relazioni, o Social Network, sono dei siti che raccolgono e memorizzano gli intricati intrecci che sussistono tra le persone sparse in giro per il mondo. Lo studio dell’evoluzione di queste reti consente di elaborare nuove strategie di marketing, basate sul passa parola (WOMM - Word of Mouth Marketing) o sulla diffusione contagiosa, virale dell’informazione inoculata in un contenuto irresistibile (Viral Marketing). Il cambio, in questo caso, riguarda la comunicazione nel modo più profondo: la teoria ci insegnava che esiste una sorgente, un canale, un ricevente: due persone che si parlano, insomma. Poi si è parlato di comunicazione di massa, dove esiste un emettitore, un area di trasmissione, ed un gruppo di ricevitori: la tv, i grandi comizi. Ora si deve parlare di comunicazione tra masse, perché chi vuole diffondere un messaggio segue la terza via, quella del blogging, o del recentemente coniato microblogging: in pratica, consiste nell’inviare, in un punto di raccolta comune, un messaggio di circa 200 caratteri. Twitter, Jaiku e Hictu (nota: lavoro per l’azienda che lo produce) sono solo alcuni degli esempi di piattaforme di microblogging.
Insomma, il web2.0 è una rivoluzione epocale del nostro modo di vivere, di comunicare, e di lavorare. Sono tantissime le aziende che, nel mondo, si occupano di Web2.0 e qualcuno già parla di web 3: siamo pronti a reagire al cambiamento?
Mi viene da pensare allo speaker’s corner di Hyde Park, a Londra, dove chiunque può prendere una sedia, salirci sopra, e fare un comizio.
Mi sembra che ora il web sia pieno di questi signori che a turno salgono su tante sedie, e dicono la loro. Perché ci sono più blogger che lettori!


